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L'A.P.Q.
L'accordo di Programma Quadro vede impegnati
congiuntamente la Regione Siciliana, il dipartimento per le pari
opportunità della presidenza del consiglio dei Ministri e il Ministero
dell’economia e delle finanze affidando al dipartimento della famiglia
il coordinamento e la vigilanza sulla sua attuazione.
Si è in tal modo portato a termine un lungo e puntuale
percorso di lavoro che, avviato nel 2002, si è realizzato grazie alla
collaborazione tra il Dipartimento Regionale della programmazione e gli
Assessorati della famiglia, del lavoro e della formazione professionale,
della sanità, la segreteria generale - Unità operativa pari opportunità
e l’ufficio del gabinetto del Presidente della Regione Siciliana.
Dall’attività regionale interdipartimentale sono
scaturite sia le priorità e le azioni condivise, sulle quali l’Amministrazione
regionale ritiene di dover investire le risorse disponibili, sia
metodologia, criteri e strumenti per la valutazione delle proposte
progettuali, che sono state richieste ai diversi soggetti istituzionali e
della società civile attivi nei territori, invitati a progettare insieme
in modo integrato.
L’esito di tale lavoro congiunto, condiviso dalla
Giunta Regionale, ha costituito l’ossatura dell’A.P.Q. che è volto a
sostenere azioni di prevenzione del disagio e della marginalità sociale,
nel rispetto del principio delle pari opportunità.
Attraverso le priorità programmatiche si è voluto
affiancare alle politiche sociali già in atto, alcune azioni mirate alla
riqualificazione delle aree in condizione di degrado ambientale ed
economico, nella consapevolezza che i minori e i giovani, esposti a
condizioni di rischio e di disagio sociale, devono essere aiutati a
riappropriarsi del senso di appartenenza alle comunità in cui vivono,
strumento questo idoneo a favorire la vitalità delle comunità stesse ed
a promuovere valori di legalità e convivenza civile.
Accanto a finalità di natura preventiva si è voluto
perseguire il recupero delle situazioni in cui il disagio sociale si è
già manifestato. In tal senso, si è agito per realizzare percorsi di
reinserimento sociale dando sostegno a minori e giovani privi di supporto
familiare, a rischio di devianza o già entrati nel circuito penale,
offrendo anche accoglienza e aiuto alle vittime di violenze
maltrattamenti.
Le proposte progettuali che danno vita all’accordo
nell’arco di un triennio riguardano 28 comuni e 51 Enti del privato
sociale.
L’elemento che accomuna le proposte è certamente
rappresentato dalla loro connotazione interistituzionale e, quindi, dall’integrazione
tra gli interventi proposti e le iniziative già attive nei rispettivi
territori.
Si è voluto così valorizzare le risorse presenti nel
territorio, sostenendone la messa in rete e favorire la crescita ed il
potenziamento delle realtà associative e del volontariato attive in tutte
le aree della regione, ma spesso non sufficientemente connesse tra loro.
In adesione ai più recenti indirizzi nel campo delle
politiche sociali, l’Accordo tiene conto della funzione di regia
complessiva su base zonale assegnata ai comuni dalla legge Nazionale n.
328/2000 sul sistema integrato dei servizi sociali e, al contempo
valorizza l’apporto delle realtà associative e cooperativistiche,
sempre più attive a livello locale.
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